10 Domande a “Andrea e Davide”

 

Con grande soddisfazione vi presento l’intervista ai due nostri “Rinocerontini” recentemente convocati nella Nazionale italiana under 17 per disputare due partite con i pari età francesi.

Personalmente li ricordo fino dai loro primi passi sul campo di via della Quercia: in particolare di Andrea posso dire che fin da piccolo si distingueva per l’impegno e la disciplina, mentre Davide è sempre stato molto veloce mettendo in mostra un’esplosività fuori dal comune.

Nel loro lungo percorso hanno avuto diversi educatori ed allenatori: io ho avuto la fortuna di allenarli al loro secondo anno di under12 durante il quale, tra l’altro, vincemmo il torneo di Reggio Emilia sotto un diluvio universale.

Grazie anche all’esperienza di Davide ed Andrea e prima di loro a quella di altri nostri atleti che hanno “assaggiato” la Nazionale (Paolo Buonfiglio capitano U18 e Leonardo Bartali), credo che si possa senza dubbio affermare che la “scuola” del Sesto Rugby sia di alto livello, sia per la formazione sportiva sia per la trasmissione dei valori e della passione propri del nostro sport.

Ad Andrea e Davide auguro di andare sempre avanti in questo loro percorso appena iniziato.

Ma l’augurio è rivolto anche a tutti i nostri allievi, l’auspicio è che un giorno possano togliersi la grande soddisfazione di vestire la maglia azzurra: certo non sarà facile Rinoceronti, tuttavia impegnatevi, negli allenamenti, nelle partite, sempre con amicizia e grande voglia di divertirvi: sognatela questa maglia quindi e provateci !

Buona lettura e buon rugby a tutti !

                                                                                                              Marco Bartoloni

 

DIECI DOMANDE A:

1) La tua biografia: come ti chiami, quando sei nato, quando hai scoperto la passione per il rugby.

Mi chiamo Andrea Pancini, ho 17 anni e vivo nel Convitto Cicognini a Prato. Ho iniziato a giocare a rugby a 5 anni, perché Marco Bartoloni ci consegnò un depliant d’invito alla psicomotricità organizzata al campo del Sesto Rugby il sabato mattina. All’inizio facevo solo ginnastica e mi piacque tantissimo.

2) Cosa ricordi del tuo esordio su un campo da rugby? E raccontaci il tuo percorso formativo.

Non ricordo esattamente il mio esordio perché credo di aver giocato la mia prima partita a sei anni. Però posso dire che la sensazione di scendere in campo è sempre la stessa: come se fossi in una grande bolla nella quale penso solo alla partita e al mio compito nella squadra.
Nel mini rugby ho giocato nel Sesto in tutte le categorie, poi dall’under 14 sono passato ai Cavalieri Unione Rugby Prato Sesto. Ora, sono in Accademia per perfezionare il mio gioco e ogni domenica scendo in campo con i Cavalieri per il campionato elite U18.

3) Quante ore ti alleni e com’è, nello specifico, l’istruzione nel tuo campo ?

Durante la settimana mi alleno tutti i giorni per circa 2 ore. Durante il fine settimana a volte svolgo delle sessioni di specificità di ruolo che vanno a migliorare gli aspetti tecnici. La domenica, gioco. La cosa fondamentale quando mi alleno è l’intensità cioè fare tutto al 100%.
4) In che ruolo giochi ? Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con loro ?

Il mio ruolo varia a seconda delle partite. Sono un giocatore flessibile, posso giocare in qualsiasi ruolo dei 3/4. I miei modelli sono quei giocatori che giocano nel 6 nazioni e in comune con essi ho solo il percorso formativo.

5) Come ci si sente dopo aver fatto meta ? E come si reagisce ad una meta subita ?

Quando faccio meta sento di aver concluso in modo armonico ogni comportamento dei miei compagni. E quando subisco una meta, ho sempre la voglia di andare oltre l’avversario. L’importante è non abbattersi mai.
6. Come ci si comporta nei confronti dell’avversario ?

E’ importante la competitività nel rispetto dell’avversario.

7. Quale è la tua squadra del cuore ?
Non ho una vera e propria squadra del cuore, sono appassionato di tutto spettacolo che il rugby può offrire.

8 Cosa hai provato quando hai avuto la convocazione per la Nazionale e quando poi sei sceso in campo con la maglia azzurra ?
Mi sono sentito ed entusiasta e ripagato di tutto l’impegno che ci ho messo negli ultimi anni.

9. Raccontaci la tua qualità e il tuo difetto.  E se avessi la bacchetta magica in chi ti vorresti trasformare ?

La mia qualità è la lettura della difesa e la sfida davanti e dentro di essa. Posso migliorare nell’uso del piede. Mi trasformerei volentieri in Owen Farrell apertura/centro dell’Inghilterra.

10. Porgi ai lettori in saluto
e invitali a seguire te, la tua squadra e il tuo sport.
Il rugby è uno sport che ti segna profondamente nella crescita, insegna valori fondamentali che non appartengono a tutti. Io invito tutti i genitori a portare i propri figli su un campo da rugby e quello del Sesto è un buon posto per imparare uno sport e soprattutto uno stile di vita.

1) La tua biografia: come ti chiami, quando sei nato, quando hai scoperto la passione per il rugby.

Ciao a tutti sono Davide Castellana, ho 17 anni. Ho scoperto il rugby dopo averlo provato ad un centro estivo, quando avevo 8 anni circa, mi è piaciuto subito e sono andato a provarlo a Sesto.

2) Cosa ricordi del tuo esordio su un campo da rugby? E raccontaci il tuo percorso formativo.

Ho avuto la fortuna di esordire allo stadio Artemio Franchi di Firenze in occasione del torneo Borelli. Ricordo che ero molto emozionato ma anche che non giocai molto perché avevo iniziato da poco. Il Sesto rugby è sempre stata la mia seconda casa, ci ho giocato dall’età di 8 anni fino a 14 e proprio in U14 mi sono tolto molte soddisfazioni. Poi in U16 ho disputato il mio primo vero campionato, è stato emozionante. Adesso gioco in U18.

3) Quante ore ti alleni e com’è, nello specifico, l’istruzione nel tuo campo?

Mi alleno tutti i giorni due ore circa, due volte con l’accademia e tre volte con il mio club, i Cavalieri Unione Rugby Prato Sesto. La mattina vado a scuola ed il pomeriggio studio e mi alleno, prima viene lo studio e poi il rugby.

4) In che ruolo giochi ? Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con loro ?

In U14 ho giocato estremo, ma poi con il passaggio in U16 e poi in U18 mi sono specializzato all’ala. Per il ruolo che ho mi sono sempre  ispirato a Jona Lomu, è un po’ banale ma è sempre stato la mia fonte d’ispirazione, ho visto molti video delle sue mete ed ho letto anche dei libri sulla sua vita  e so che oltre ad essere un gran giocatore era anche un grand’uomo.

5) Come ci si sente dopo aver fatto meta ? E come si reagisce ad una meta subita ?

Fare una meta è sempre emozionante dalla prima che ho fatto all’ultima. Ad una meta subita non reagisco male, sono sempre stato il primo a riprendere la palla e ad attaccare. Non mi è mai piaciuto perdere !

6) Come ci si comporta nei confronti dell’avversario ?

Sia con i compagni che con gli avversari mi sono sempre comportato in maniera rispettosa, perché questi sono i valori del rugby e che ho appreso grazie al rugby stesso.

7) Quale è la tua squadra del cuore ?

Rugbysticamente parlando la mi squadra del cuore è quella dove gioco, l’Unione Prato Sesto.  Spero di indossare la maglia della prima squadra in futuro, sarebbe una bella soddisfazione. Però ho anche un’altra squadra del cuore: la Fiorentina, grazie alla passione che mi hanno trasmesso mio babbo e mio fratello.

8) Cosa hai provato quando hai ricevuto la convocazione per la Nazionale e quando poi sei sceso in campo con la maglia azzurra ?

Raggiungere la Nazionale, vestire la maglia azzurra e rappresentare l’Italia è stato meraviglioso. La convocazione è stata una sorpresa inaspettata, una soddisfazione che spero si ripeta altre volte.

9) Raccontaci la tua qualità e il tuo difetto. E se avessi la bacchetta magica in chi ti vorresti trasformare ?

La mia qualità migliore, quella che mi ha permesso di emergere soprattutto adesso che non sono più piccolo rispetto agli altri, è la velocità. Talvolta in campo vorrei essere più deciso, mi capita di non essere in grado di decidere rapidamente e questo mette in difficoltà la mia squadra. Con la bacchetta magica aumenterei la mia altezza  almeno ad un metro e ottantacinque, adesso mi sento “basso” rispetto ad altri.

10) Porgi ai lettori un saluto e invitali a seguire te, la tua squadra e il tuo sport.

Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi invito a continuare a seguire me e le nostre squadre U16 e U18, ci stiamo togliendo delle belle soddisfazioni e speriamo di darne anche a voi. Giocate a rugby, giocate, giocate finché vi divertite perché fortifica lo spirito ed il fisico. E buon rugby a tutti !

 

 

 

Cari Amici, speriamo davvero che questa “intervista” vi sia piaciuta.

Sapete, quando il Kaiser mi ha chiesto di lavorarci assieme, ho capito che forse ero pronto per il Premio Pulitzer !

Scherzi a parte, una grande soddisfazione per la nostra società (dirigenti, allenatori, atleti e supporters) vedere questi due ragazzi vestire la maglia azzurra, due atleti ai quali anche tutti noi auguriamo il meglio del meglio. E li ringraziamo perché leggendo le loro risposte siamo sempre più convinti di aver fatto la scelta giusta per i nostri figli, scelta non solo sportiva ma anche e soprattutto formativa.

Mi unisco infine all’auspicio di Marco, anzi oso: un giorno, chissà, una nazionale tutta rosso blu … !

Per il Sesto e per il rugby … hip hip hip urrah !

                                                                                                                                                          Simone N.

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