Una vita in vacanza

Cari Amici,

magari “una vita in vacanza” come motteggia una nota canzone che impazza da qualche tempo ! Ma a pensarci bene anche un bel week end ogni tanto come quello passato all’Elba il 21-22 aprile scorsi potrebbe anche bastare !

Eh si, perché raccontare le gesta delle truppe sestesi al Torneo del “Pesciolino 2018” è come aprire un album di fotografie estive, visto che il tempo ci ha davvero voluto bene. D’altra parte dopo le nevi senesi e le piogge aretine ce lo meritavamo !

 

Ma veniamo a noi. Dopo i soliti ferventi preparativi per la trasferta che funge da gita annuale, finalmente la mattina di sabato 21 aprile agli ordini del Kaiser sono sbarcate dal vaporetto con genitori al seguito le truppe rosso blu al gran completo, dagli U6 agli U12, questi ultimi presenti al torneo con due squadre.

Preso possesso – non senza momenti di assoluto delirio e comicità !- dei bungalow del campeggio in quel di Lacona,

i ragazzi hanno potuto godersi un pomeriggio estivo, in cui l’acqua era tiepida grazie al bellissimo e caldo sole.

E così tra gavettoni, nuotate, partite in acqua, gelati vari ed una mezz’oretta di allenamento a beach, Rinoceronti e famiglie hanno trascorso un bellissimo pomeriggio di divertimento e relax prima di arrivare alla cena “ottima ed abbondante”. Poi chiaramente tutti a nanna presto.

La domenica mattina, sotto un sole già cocente alle 9, tutti belli carichi per affrontare la tenzone.


I 23 Rinoceronti U 12, di stanza allo stadio di Portoferraio, già in partenza in numero inferiore rispetto al “minimo sindacale”, hanno dovuto fare i conti anche con l’infortunio di Neri, uno dei (già pochi) veterani del 2006, uscito malconcio dal pomeriggio in spiaggia ma che comunque stoicamente ha resistito in campo fino a quando il dolore è divenuto insopportabile: e te credo, poverino, visto che aveva una mano fratturata ! Grande Neri !

In questa difficile situazione la squadra rossa (2006-2007) ha affrontato Arnolds Roma, Lyons Livorno, Ruggers Tarvisium e Molossi Roma,

finendo il torneo al 3° posto, dopo aver perso di misura un’incredibile semifinale con i Ruggers (anche a causa di un arbitraggio quanto meno “opinabile”)

e vincendo la finalina alla golden meta.

I Carabinieri, invece,

hanno affrontato il Parma, il Venezia (che ha poi vinto il torneo), l’Elba ed il Cernusco,

pagando più del dovuto sia l’inesperienza dovuta alla giovanissima età della squadra, sia cali di concentrazione, sia la stanchezza per assenza di cambi;

fardello quest’ultimo che, unito al caldo, ha finito per condizionare sensibilmente anche la prestazione della squadra rossa.

Con comprensibile delusione (l’ossatura della squadra rossa, infatti, negli anni passati aveva vinto il torneo nelle categorie U8 e U10) i ragazzi hanno raggiunto le docce, per poi ritrovare la solita allegria al terzo tempo nel bell’impianto di San Giovanni.

Dopo una lunga e torrida attesa per la premiazione, ricevuti i giusti applausi dai supporters rosso blu (che nel frattempo hanno ingaggiato una bella battaglia contro i locali stand della birra !) e la medaglia di rito, tutti sui su torpedoni per il lungo viaggio di ritorno a casa.

Insomma, un’altra bella avventura grazie soprattutto al clima di vacanza estiva anticipata, che certo è di buon auspicio per il prosieguo della stagione.

Quanto ai risultati ed al gioco, come già detto l’assenza di cambi ha influito sicuramente sul rendimento delle squadre, anche perché non formate da “colossi” e quindi costrette a praticare un gioco assai dispendioso. Tuttavia l’impegno c’è stato, e anche questa esperienza dovrà servire per crescere nella consapevolezza dei propri mezzi e nella concentrazione, anche se ad onor del vero i Rinoceronti si sono distinti per la “pulizia” e correttezza del gioco, il che a questo livello conta più del risultato.

 

Cosa ci resta di questo bellissimo w.e. elbano ? Il “sole d’agosto” ad aprile, i bagni in mare, le birre ed il vino, il pecorino della (e non del !) Ghisu, le penne al pomodoro e le patatine sciocche ma buone perché sanno di “comunella” e di gioventù che non vuol finire mai, il “tutti a letto presto !”, le risate fino alle lacrime, i paradenti persi, le scarpe slacciate, la tensione prima della partita, i fischi dell’arbitro, le mete, le “ramanzine”, gioie e dolori, leggende che nascono (vero Neri ?).

 

Tante cose, tutte belle perché momenti di vita insieme, di gruppo, di squadra.

 

Ma a  pensarci bene, però, c’è stato qualcosa di più, forse di “magico”, un momento su tutti gli altri, una partita su tutte le altre, una partita “diversa” dalle altre.

Le 1030 di mattina, in campo Rinoceronti “rossi” e Lyons Amaranto Livorno: il sole brucia, un fischio, la partita inizia, la palla vola alta, ruck, maul, placcaggi, passaggi, mete.

Poi all’improvviso una sostituzione, una maglia amaranto entra in campo a sostituire un compagno: è sicuramente un Campione, lo si capisce subito dalla cura, dall’attenzione con cui i compagni gli sistemano la maglietta, gli allacciano il caschetto, lo abbracciano, sguardi orgogliosi, sorrisi.

Ed infatti il Campione si impossessa subito dell’ovale e tira dritto verso la meta, con i compagni a dargli continuo sostegno. I Rinoceronti tentano disperatamente di placcarlo, gli si parano avanti, si tuffano ai suoi piedi, riescono anche a toccarlo ma non c’è niente da fare, è troppo forte e determinato: i suoi occhi, il suo sorriso, la sua gioia hanno inevitabilmente la meglio.

L’arbitro fischia: è meta ! La partita è finita, il torneo è finito, questa la vera “golden meta”, tutto il resto ormai è solo “accademia”.

No, non è retorica ricordare questo momento che ha un nome, il nome di un ragazzo fantastico, che con il suo sorriso, la sua tenacia, la sua gioia di vivere ha abbattuto barriere, sgretolato limiti, scaldato i cuori, regalandoci un’emozione davvero forte.

Grazie Lyons e grazie Campione amaranto, un onore ed un privilegio aver potuto vivere con voi un momento così bello ed importante. E grazie Rinoceronti: i vostri sguardi, i vostri sorrisi, i vostri gesti in campo, le vostre domande, i vostri “discorsi” nello spogliatoio, valgono davvero più del 6 Nazioni.

E se è vero che “ogni favola è un gioco” e che il rugby è un gioco, allora è vero che il rugby a volte è anche favola.

Per il Sesto … hip hip hip urràh !

Simone N.

 

Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda”.

(C. Cannavò)

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